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Associazione senza fine di lucro volta alla realizzazione di opere umanitarie in memoria di Marco Di Martino

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Il 2 novembre 2012 presso la Sala del Consiglio Comunale di Pescara  si è svolta la premiazione del vincitore della I edizione del concorso. Alla  cerimonia   hanno partecipato il Sindaco di Pescara Luigi Arbore Mascia, l'assessore alla cultura Giovanna Porcaro, i rappresentanti dell'Associazione e tutti i concorrenti. Tra il pubblico i medici, infermieri e tecnici angolani che stanno seguendo il percorso di formazione professionale.

La cerimonia è iniziata ricordando Marco che avrebbe compiuto 32 anni di cui l'Associazione, tramite il proprio operato, cerca di  rispecchiarne le doti di serietà, impegno,sensibilità verso i temi sociali, la scuola, gli affetti.

La giuria presieduta dal dott. Enzo Fimiani, direttore della biblioteca Provinciale di Pescara, e composta dalla scrittrice Anna Ventura e dalle professoresse Malù Allevi e Maria Luisa Ceresini coordinate dalla nostra socia  Marina Marino,  ha premiato il racconto "Eclissi" del giovane Matteo Sabini di Colonnella (TE) con la seguente motivazione:

"Tutte le cose che stanno sotto il sole sono (o meglio sembrano, diremmo noi) in sintonia tra loro, eppure il sole viene eclissato dalla luna”: la libera traduzione in italiano di un verso di “Eclissi” – una delle canzoni più evocative del famoso gruppo musicale dei Pink Floyd – fa da sfondo tematico a questo testo dall’omonimo titolo e spiega anche alcune delle ragioni per le quali alla giuria del premio è sembrato il più meritevole.

Non a caso, infatti, chi ha scritto il racconto breve ha scelto un titolo del genere, riferendosi alle parti della propria personalità e dei propri comportamenti che ciascuno di noi espone in pubblico ogni giorno, per così dire, negli infiniti rapporti interpersonali che, tra vita pubblica e vita privata, costellano le nostre esistenze. La parte visibile di noi viene però, spesso, appunto “eclissata” da mille altri aspetti, più o meno profondi, della nostra psiche, della reale “essenza” (come l’autore la definisce) di ciascuno di noi.

Siamo entità complesse. Nel guardarci occorre non fermarsi mai alla semplice e ingannevole “apparenza”. Persone che sembrano o vogliono sembrare salde, sicure di sé, perfino quasi arroganti nella loro sicumera che ostentano davanti agli altri, nello “spettacolo” della vita, possono rivelare, dentro, insicurezze, sfaccettature anche inquietanti, perfino autolesionismo come il protagonista di questa storia. Siamo mondi con i quali non è sempre facile comunicare nel profondo.

Questo è un testo che ci parla di dicotomie, di contrasti, di inafferrabili verità nascoste: possiamo essere, contemporaneamente, luce e ombra, ed anche galleggiare dentro quell’infinita varietà di grigi che sta tra il bianco e il nero.

Apparenza e sostanza, dimensione esteriore e dimensione interiore, balzano così agli occhi e alla mente del lettore di questo racconto.

L’autore – con un uso della lingua sincopato e tagliente (come la lama che il protagonista usa per farsi del male ritrovando però, in tal modo perverso, una propria apparente pace dentro di sé) – ci trasporta nei meandri troppo spesso insondabili della sensibilità umana e delle spesso atroci contraddizioni che ne derivano. È un pezzo della storia dei nostri cortocircuiti quotidiani.

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